E’ balzata alle attenzioni mediatiche l’ordinanza cautelare emessa dal Tribunale di Milano, Sezione specializzata in materia d’impresa nella vertenza (procedimento n. 1661272015) che ha visto contrapposte varie sigle, collegate al servizio di Radio Taxi, e Uber, la celebre applicazione che consente il collegamento tra utenti finalizzato al trasporto. Una versione moderna, tecnologica, programmata e ….va chiarito, a pagamento, del vecchio “autostop”. La Corte ha ritenuto di inibire cautelativamente il servizio denominato “Uber Pop” in quanto integrante concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598 comma 3, inibendo il servizio stesso e disponendo la pubblicazione dell’ordinanza sul sito www.uber.com nella sezione dedicata al territorio italiano. La App, che opera con un elevato successo in moltissime città internazionali (New York, Parigi, Londra) è al centro di polemiche già da diverso tempo, in relazione alla qualità e sicurezza dei servizi proposti. C’è da dire però che l’indiscutibile successo dell’iniziativa commerciale di Uber ha certamente messo in evidenza l’inadeguatezza della gestione dei trasporti pubblici di molte città e i vizi che il sistema delle licenze autorizzate porta con sé su vari livelli.
